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Come leggere l'etichetta dell'olio extravergine senza farsi ingannare

Origine, annata, biologico, estratto a freddo: le voci che contano davvero e i segnali d'allarme sullo scaffale.

L'etichetta è l'unico documento che il consumatore ha in mano prima dell'assaggio. La legge obbliga a scriverci molte cose, e proprio lì si nascondono le differenze tra un olio qualsiasi e un olio con una storia. Ecco le sei voci da controllare, in ordine di importanza.

1. La categoria: “olio extravergine di oliva”

È la denominazione di legge più alta: olio ottenuto solo con processi meccanici, acidità massima 0,8%, nessun difetto sensoriale. Diffida delle formule vaghe: “olio di oliva” da solo indica una categoria inferiore (raffinato + vergine).

2. L'origine delle olive

È la voce più ignorata e più importante. “100% italiano” significa olive coltivate e molite in Italia. La dicitura “miscela di oli UE e non UE” significa che le olive possono arrivare da qualunque paese: legale, ma un altro prodotto. Il massimo della trasparenza è il produttore che dichiara territorio e azienda — nel nostro caso, Castrovillari, Calabria.

3. La campagna di raccolta

L'annata (es. “raccolta 2026/2027”) non è sempre obbligatoria, ma chi la scrive non ha nulla da nascondere: l'olio è buono da fresco, e l'annata ti dice quanto è fresco. Un'etichetta senza alcun riferimento temporale, a parte un TMC lontano, merita un sopracciglio alzato.

4. “Estratto a freddo”

Dicitura regolamentata: estrazione sotto i 27 °C, quella che preserva aromi e polifenoli. “Prima spremitura” invece è un residuo storico, oggi puro marketing: gli impianti moderni spremono una volta sola.

5. Il biologico: logo e codici

Il bio vero si riconosce da tre elementi insieme: la fogliolina verde UE, il codice dell'organismo di controllo (il nostro è IT-BIO-007, BIOAGRICERT) e il riferimento all'operatore controllato. Una scritta “naturale” o “genuino” senza logo e codici non certifica nulla. Qui spieghiamo come funziona la certificazione.

6. Lotto e produttore

Il lotto permette la tracciabilità; il nome del frantoio o dell'azienda agricola (non solo del confezionatore) accorcia la filiera. “Prodotto e confezionato da” vale più di “confezionato per”.

La checklist rapida allo scaffale: extravergine + origine dichiarata + annata + estratto a freddo + logo bio con codice + nome del produttore. Sei sì? Puoi fidarti.

La nostra etichetta non ha segreti

Azienda, territorio, annata e certificazione BIOAGRICERT IT-BIO-007: tutto dichiarato, tutto verificabile.

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Domande frequenti

Cosa significa “miscela di oli UE e non UE”?

Che le olive (o gli oli) possono provenire da qualsiasi paese, dentro e fuori l'Unione Europea. È legale, ma è l'opposto della filiera corta: nessun legame con un territorio.

Il colore dell'olio dice qualcosa sulla qualità?

No: verde o dorato dipende da varietà e maturazione, non dalla qualità. Non a caso gli assaggiatori professionisti usano bicchieri colorati per non farsi influenzare.

Cos'è il TMC sull'etichetta?

Il Termine Minimo di Conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro”), di solito 18 mesi dall'imbottigliamento. Ma la data più utile è quella di raccolta: l'olio è buono da fresco.

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